Automedicazione, l’indagine Assosalute-SWG: cittadini informati, ma non abbastanza. Soddisfazione nella relazione con la farmacia

Automedicazione, l’indagine Assosalute-SWG: cittadini informati, ma non abbastanza. Soddisfazione nella relazione con la farmacia

La tavola rotonda romana di qualche giorno fa promossa da Assosalute sulla “Trasformazione in atto del Ssn: l’impegno del settore dell’automedicazione per la sanità territoriale” è stata l’occasione per presentare gli esiti di una ricerca condotta da Assosalute in collaborazione con l’Istituto di Ricerca SWG. La ricerca – svolta su un campione di 1.686 cittadini maggiorenni, rappresentativi della popolazione italiana per genere, età, zona geografica di provenienza e titolo di studio – è in continuità con quella realizzata nel 2022 e analizza le abitudini di cura degli italiani e il loro il rapporto con i medicinali di automedicazione, nonché il ruolo cruciale dei professionisti sanitari di prossimità nel favorire una sanità territoriale più sostenibile e accessibile ai cittadini.

Il 70% degli italiani è in grado di identificare il bollino rosso sorridente che contraddistingue i farmaci da banco e 2 italiani su 3 sanno che i farmaci di automedicazione non necessitano di prescrizione medica. Questo indica una buona conoscenza della popolazione riguardo alle caratteristiche e all’uso appropriato di questi medicinali, evidenziando quanto l’educazione sanitaria sia importante per promuovere una corretta gestione della propria salute. Allo stesso tempo il 90% del campione auspica una maggiore informazione sui farmaci di automedicazione.

Il tema non è di poca rilevanza perché se è vero che non abbiamo a che fare con farmaci etici, soggetti a ricetta medica, sempre di farmaci si tratta. Il rischio è la sottovalutazione, da parte dei cittadini, degli effetti che essi possono comportare se utilizzati a sproposito o abusandone. Da parte sua Assosalute conferma con questa ricerca la sua volontà di contribuire all’alfabetizzazione sanitaria dei cittadini, premessa necessaria a una gestione corretta della salute individuale.

Farmacisti e Mmg

La ricerca conferma l’ampio grado di soddisfazione che i cittadini esprimono nei confronti dei servizi offerti da farmacie e medici di medicina generale. In particolare, le farmacie si confermano presidi sanitari diffusi e capillari e, in molti casi, rappresentano un fondamentale hub informativo per orientarsi tra i servizi e le prestazioni sanitarie possibili.

«La pandemia ha ulteriormente dato risalto al ruolo del farmacista, da sempre riconosciuto dai cittadini, ma anche all’interno del dibattito politico-istituzionale, come presidio di prossimità per la salute dei cittadini. La crescente attenzione alla salute e alla qualità della vita si è accompagnata a una vera e propria “esplosione” di informazioni, che spesso risultano confuse o contraddittorie. Il nostro compito oggi è fare chiarezza, offrendo ai cittadini un punto di riferimento solido e affidabile, non solo per guarire, ma per migliorare la propria salute e prevenire le malattie. Con medici, infermieri e tutti i professionisti della salute, lavoriamo per rispondere in modo integrato e concreto ai bisogni della popolazione», commenta il presidente della Fofi Andrea. «Un  dato rilevante», aggiunge Michele Pellegrino Calace, tesoriere di Federfarma, « è l’87% degli utenti che indicano una farmacia di fiducia, elemento che rafforza il ruolo di vicinanza e affidabilità delle farmacie per le nostre comunità».

«È molto positivo che, dopo il Covid, i cittadini siano più attenti ai loro percorsi di salute e abbiano maggiore consapevolezza sull’uso responsabile dei farmaci. C’è comunque ancora tanto da fare per accrescere consapevolezza e informazione, ad esempio nell’ambito del corretto uso degli antibiotici, per contrastare in particolare l’antimicrobico resistenza. Per questo la collaborazione con Assosalute è fondamentale», sottolinea Anna Lisa Mandorino, segretario generale di Cittadinanzattiva.

Tra le argomentazioni illustrate dal presidente di Assosalute Michele Albero (nella foto) c’è la richiesta di «favorire un appropriato allargamento dell’offerta di farmaci di automedicazione per rispondere in modo appropriato alla crescente responsabilità dei cittadini nelle decisioni che riguardano la propria salute, contribuendo, al contempo, a una maggiore sostenibilità del sistema pubblico».

In effetti un più ampio impiego dell’automedicazione potrebbe ridurre il numero di accessi impropri al pronto soccorso, contribuendo a quel processo di “deospedalizzazione” di cui si parla da anni. Purché il ricorso a tali farmaci sia consapevole e non indiscriminato. Un discorso che si può allargare tranquillamente a farmaci ben più “pesanti”, come gli antibiotici, spesso usati per abitudine e perché se  ne hanno delle riserve in casa. Con rischi potenziali molto gravi.

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